Samuel Sueiro, cmf: «Vivo la mia missione ragionando la fede, pensando al modo de proporla al mondo»

Lug 7, 2021 | Bacheca, ECLA, Santiago

Madrid, Spagna. Il missionario Samuel Sueiro cerca, ovunque passa, “di fare qualcosa di clarettiano da aggiungere e fare con gli altri. Sia in vari ambienti e istituzioni della Chiesa che a diretto contatto con i giovani, quello che viene di dire è che è carico di domande.

Recentemente dottorato in Teologia presso l’Institut Catholique di Parigi (Francia) e la Katholieke Universiteit Leuven (Belgio), cerca di rispondere, con la sua onestà, la sua scienza ed il suo insegnamento. La stessa che lo ha portato a pubblicare la sua tesi, ‘La fecondità del Cristocentrismo’ (Ed. Encuentro, 2021) e a dirigere una raccolta che avvicinerà il lettore ad alcune delle opere più importanti del gesuita francese, Henri de Lubac.

«Con questo progetto speriamo che sia la Spagna che l’America possano ricevere in modo più appropriato, più accessibile, il pensiero teologico di questo grande autore».

 

Nella tua missione clarettiana oggi, a che cosa ti dedichi?

Ho recentemente terminato la mia tesi di dottorato in Teologia, che ho potuto sviluppare negli ultimi anni a Parigi, nello stesso momento in cui ho lavorato nella Missione Cattolica di Lingua Spagnola di quella città. Attualmente sono professore di Teologia presso la Pontificia Università di Comillas, presso l’Istituto Teologico di Vita Religiosa (ITVR), nel Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. Dirigerò anche una collezione nelle edizioni Encuentro traducendo alcune delle opere più importanti del teologo del XX secolo, Henri de Lubac.

Perché è importante questa collezione che dirigerai?

Le Edizioni Encuentro è una casa editrice molto importante nel mondo cattolico. Fin dalla sua nascita ha fatto lo sforzo di rendere disponibili al lettore di lingua spagnola grandi letture del pensiero cristiano, della teologia, e ora farà lo sforzo di tradurre l’edizione critica delle opere complete di Henri de Lubac, un pensatore che ha guadagnato sempre più importanza – un fatto significativo – nel magistero pontificio sia di Giovanni Paolo II che di Benedetto XVI e ora anche di Papa Francesco. Un grande pensatore, un grande maestro capace di offrire la decantazione di un’intera tradizione teologica su temi come la fede in Dio o l’ateismo. Anche sulla Chiesa e su altre religioni, come il Buddismo. O sul mondo contemporaneo e sulla questione della Grazia e di come Dio agisce su di noi. Un autore di vasta portata, immensamente fruttuoso. Con questo progetto speriamo che sia la Spagna che l’America possano ricevere in modo più appropriato, più accessibile, il pensiero teologico di questo grande autore.

Per questo, Encuentro ha un comitato scientifico che dirige la collezione e allo stesso tempo lavora a questa edizione spagnola delle opere, composte da teologi di pregio, per così dire, come sono il Card. Luis Ladaria, il Card. Ricardo Blázquez, D. Olegario González de Cardedal, D. Santiago del Cura Elena, D. Salvador Pié-Ninot, P. Jesús Santiago Madrigal e Ángel Cordovilla.

Tutti costoro, che rappresentano un mosaico di diverse generazioni e di diversi luoghi in cui si è pensata la fede e si è esercitata la teologia, hanno abbracciato questo progetto con entusiasmo e con grande generosità e ci aiuteranno a renderlo accessibile tra di noi.

Come credi che ciò possa aiutarti nella tua missione?

Il mio compito al riguardo è duplice. Da un lato, dedicarmi alla teologia, cioè poter pensare la fede in ambienti diversi. Presentare questa fede che cerca la comprensione e mostra quella ragione in cui vuoi credere. In ambienti, dico, come la Pontificia Università di Comillas, l’ITVR, l’Università Ecclesiastica di San Dámaso e il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.

Sono ambienti della Chiesa, ma molto diversi. Pertanto, si tratta di pensare la fede in ambienti diversi e con gli altri, con altre persone. Nello specifico, pensare ogni giorno con coloro che si preparano al mondo del Diritto o dell’Impresa come, per esempio, nell’Università di Comillas.

Oppure pensare con quegli studenti che stanno facendo la loro specialità in Teologia della Vita Consacrata, all’ITVR o con coloro che sono specializzati in Teologia Dogmatica e Fondamentale al San Damaso. O tutta questa realtà di come pensare la famiglia ed il matrimonio cristiano oggi all’Istituto Giovanni Paolo II.

Da un lato, questo compito è quello di aiutare a pensare e guardare a nuovi modi, andare alle fondamenta, ricoltivare la dimensione credente con altezza intellettuale e inquadrarla nel tempo che dobbiamo vivere. D’altra parte, il mio lavoro mi porta ad affrontare ogni giorno una grande sfida, quella di essere ogni giorno davanti a giovani diversi e di porre con loro domande che altrimenti sarebbe impossibile per me immaginare; e, inoltre, essere in grado di pensare con loro. Questioni che hanno a che fare con la fede, con Gesù Cristo, con la Chiesa, con la nostra missione e con il nostro tempo.

E come può aiutare la tua missione la Chiesa?

Credo che sia un compito eminentemente ecclesiale, è un compito che la Chiesa ha sempre fatto, “ad intra” e “ad extra”. Cioè evangelizzazione e formazione. Collaborare nell’annunciare la fede e proporla, e contribuire a basare, sostenere, rafforzare, pensare e formarsi insieme nelle varie vocazioni, che si tratti dei laici, della vita consacrata, del sacerdozio o del matrimonio. Inoltre, è qualcosa di molto clarettiano in aggiunta, come quello di fare con gli altri.

Sono sempre stato colpito da quelle parole che Claret rilegge nelle Scritture, e che spiega nell’Autobiografia, all’inizio della seconda parte, quando parla delle missioni, dove si sente lo stesso del profeta. Sente la sete del popolo e dice: “I bisognosi cercano le acque e non le trovano”. E Claret non sa cosa fare per aiutare gli altri a placare quella sete. Una sete che è fondamentalmente dello Spirito, dell’umanità, di Dio.

Che significa per te vivere la missione in questo modo?

Da un lato, la fede viva e ragionata. Dall’altro, pensare a come proporla al mondo, e soprattutto ai molti giovani di oggi. E infine collaborare con le istituzioni della Chiesa, e continuare la tradizione clarettiana di essere inseriti nel mondo che ci è toccato di vivere.

Insomma, sarebbe qualcosa di simile a quello che esprimono le nostre Costituzioni quando parlano della missione del Clarettiano, e sottolineano che la nostra missione è quella di collaborare con tutti coloro che cercano di trasformare il mondo secondo il disegno di Dio, secondo il cuore di Dio.

Preso da © Misioneros Claretianos Provincia de Santiago

Clicca qui per vedere l’intervista al Prof. Samuel Sueiro, cmf

 

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