IL VENERABILE MARIANO AVELLANA, ESEMPIO IN MEZZO ALLA PANDEMIA

Mar 18, 2021 | Cause dei santi, Famiglia Claretiana, Mariano Avellana, MICLA, San José del Sur

Santiago del Cile. Il duemilaventi rimarrà nella storia come l’anno in cui si è aperto, non si sa come, un insolito “vaso di Pandora” che ha lasciato sfuggire nel mondo tutti i mali possibili. Non passa inosservato che ciò è accaduto proprio nei momenti in cui si stappavano le bottiglie di spumante ed i fuochi pirotecnici illuminavano i cieli del pianeta. Perché la notte del 31 dicembre 2019, la Cina ha annunciato che gli esseri umani erano stati infettati nel suo suolo da un nuovo ceppo di “coronavirus” – fino ad oggi di origine incerta – generando una malattia dal potere infettivo ed una mortalità devastante: il Covid-19.

Un mese dopo, erano 8.000 i contagiati in vari paesi e l’11 marzo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’OMS, dichiarò il Covid-19 una “pandemia” o malattia infettiva diffusa su una vasta area geografica.

Delle innumerevoli pandemie registrate nella storia, nessuna finora ha raggiunto la velocità di diffusione, la portata globale o la complessità delle conseguenze che il Covid-19 ha portato. Al punto che gli analisti di vari campi concordano sul fatto che l’umanità non vive in un momento di cambiamento, ma in un cambiamento di epoca.

Ma che rapporto può avere con il venerabile P. Mariano Avellana? Non avendo qui spazio o tempo per cercare una risposta, vale la pena motivare alcune riflessioni.

Disposizione, impegno e conseguenze

La figura di Mariano Avellana ha illuminato per più di un secolo la famiglia clarettiana – religiosi e laici – come esempio di una generosa dedizione all’impegno missionario, essenza del carisma impresso nei suoi dal santo fondatore.

Cercare “il volto” o la volontà del Signore nella propria esistenza, trovandolo nell’invio redentore agli “incatenati”più sofferenti e indifesi, assumerlo con impegno di dedizione piena e totale, offrendo la vita se necessario, e adempiendolo fino alle ultime conseguenze, riassume lo stile con cui Mariano Avellana, a 29 anni, ha messo piede in un Paese sconosciuto per dargli 30 anni di instancabile evangelizzazione , con una “eroicità” che Papa Giovanni Paolo II riconobbe dichiarandolo “venerabile”.

Nei suoi viaggi attraverso strade polverose, campi, villaggi, deserti e montagne, Mariano ha affrontato pienamente i flagelli di un Paese che faceva i primi passi da un’economia agraria basata sullo sfruttamento del lavoro, sulla povertà orribile, sulle ingiustizie e sull’abbandono della maggior parte della sua popolazione, verso l’industrializzazione emergente e lo sviluppo urbano precario dove l’emigrazione dai campi moltiplicava nelle periferie infette, piaghe ed epidemie spaventose.

Questa fu la realtà del Cile, dove i primi Clarettiani si stabilirono nel 1870 e a cui Mariano Avellana si unì tre anni dopo. Conobbero bene quei pazienti evangelizzatori come masse di poveri fossero decimate da flagelli successivi come colera, dissenteria, tifo, vaiolo o tubercolosi, in un paese in cui l’aspettativa di vita non raggiungeva i 30 anni.

Missionari in mezzo a tale realtà, non era raro che venissero contagiati. Anche il P. Francesco Berenguer morì servendo malati puzzolenti di vaiolo. Avevano un esempio: compagni del Claret morirono infettati in mezzo allo zelo con cui il fondatore evangelizzò Cuba. Più tardi, i primi Clarettiani che cercarono di stabilirsi sull’isola furono decimati dalle piaghe. La stessa cosa accadde quando presero la loro prima missione nel mitico Fernando Póo, ora Guinea Equatoriale. Pure l’herpes doloroso che tormentò padre Mariano per vent’anni fino alla sua morte, potrebbe averlo infettato. La ferita su una gamba che in dieci anni si è trasformata in un enorme dolore è stata forse opera di alcuni batteri trasmissibili, forse una variante di quello di oggi chiamata “batteri killer”.

Le pandemie della pandemia

Il cambiamento di epoca che l’umanità deve affrontare oggi non è una mera conseguenza del coronavirus e delle sue crescenti mutazioni, che in poco più di un anno hanno infettato quasi 120 milioni di persone e causato la morte di circa 2.650.000 persone.

Numerose situazioni concomitanti alla pandemia generano giorno dopo giorno nuovi cambiamenti, crisi profonde, sconvolgimenti politici e sociali, fluttuazioni economiche imprevedibili, disoccupazione, povertà e fame preoccupante, nonché progressi tecnologici epocali che cambieranno profondamente i sistemi di lavoro, la vita familiare e sociale, con conseguenze positive e disastrose. Incerte sono le prospettive a breve e medio termine che il pianeta stesso deve affrontare, irrazionalmente aggredito dagli esseri umani fino a mettere seriamente a repentaglio la propria sopravvivenza.

Di fronte a un quadro così complesso, diversi analisti concludono che l’umanità non affronta solo la pandemia più aggressiva della sua storia. Di tale o maggiore gravità saranno le conseguenze che molte altre pandemie stanno generando in numerose strutture in cui si basa la vita delle generazioni di oggi.

Può dire qualcosa il Padre Mariano?

Da più di 30 anni la Famiglia Clarettiana, e in particolare quella di questo angolo d’America, supplica il Signore di realizzare per intercessione del venerabile missionario il miracolo che permetta la sua beatificazione. Obiettivo che la massima autorità della Congregazione attualmente incoraggia come compito rilevante. Questo in considerazione del singolare privilegio che 184 dei suoi martiri del XX secolo sono stati beatificati negli ultimi tre decenni. Ma non è stato ancora riconosciuta la dedizione – totale ed “eroica”, secondo il riconoscimento papale – del P. Mariano Avellana al suo impegno missionario, in una sorta di martirio di ogni giorno che lo ha fatto, come i suoi fratelli martiri, “missionari fino alla fine”.

Ma è ragionevole chiarire gli obiettivi perseguiti con la beatificazione di questo ammirevole modello di missionario clarettiano. Uno è, appunto, evidenziare le sue virtù come un indiscutibile esempio di evangelizzatore tra i più poveri, i più sofferenti e abbandonati, che i suoi devoti sono chiamati a seguire.

Il compito che la pandemia globale e le sue conseguenze iniziano a proiettare è ancora incommensurabile. Le sfide crescono di giorno in giorno. Oltre a chiedersi “cosa farebbe il Padre Mariano al mio posto?” si dovrà temperare lo spirito, mettere la mano alle risorse che usiamo e a quelle offerte dal mondo di oggi. E non dimenticare che la curiosità di Pandora l’ha portata ad aprire il suo vaso e a gettare nel mondo il maggior numero possibile di mali, ma è venuta a chiuderlo quando c’è rimasto solo uno spirito buono: quello della speranza. Da allora, l’ultima cosa che si perde è, appunto, la speranza.

Alfredo Barahona Zuleta

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